Last Minute Market

 

 LAST MINUTE MARKET

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LAST MINUTE MARKET

Chi sono oggi i poveri? Come fanno a procurarsi da mangiare? Quali sono i cibi che trovano?
Last Minute Market è un progetto fotografico che documenta proprio questo momento: le persone che hanno bisogno di cibo ed i gesti che compiono per procurarselo. Uomini e donne di ogni genere, etnia ed età camminano tra i banchi del mercato torinese di Porta Palazzo, concentrati sulla scelta dei beni alimentari da accaparrarsi, generando una forma di riciclo utile. La causa principale di questo fenomeno è la povertà.

L’industria alimentare, si legge ne Il Libro nero dello spreco in Italia, è responsabile del 10% del cibo “perso per strada”: tra gli scaffali di centri agroalimentari, ipermercati, supermarket e negozi si perdono ogni anno 109.000 tonnellate di cibo commestibile. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2. In un anno se ne generano quindi oltre 8 milioni. Senza gli sprechi alimentari, la CO” emessa in Italia calerebbe, di colpo, del 15%. Se invece consideriamo il consumo di acqua usata per l’agricoltura, lo spreco ammonta a 5,3 miliardi di metri cubi. Per fare un confronto: con la stessa quantità d’acqua in Kenya si disseterebbero tutti gli abitanti per 270 anni e smettere di sprecare il cibo equivarrebbe a togliere un auto su 4 dalla strada del Regno Unito.

In Italia, 20.290.767 di tonnellate di rifiuti alimentari si formano ogni anno lungo l’intera catena alimentare. L’ortofrutta buttata via nei supermercati, ipermercati e altri servizi commerciali, comporta uno spreco di più di 63 milioni di metri cubi d’acqua e un consumo di risorse pari a più di 316 milioni di metri quadrati. Lo sperpero alimentare è la negazione della logica dell’efficienza senza la quale l’impatto dell’esistenza umana è destinato a diventare insostenibile, una perversione del sistema produttivo creata da meccanismi che incentivano gli sprechi anche perché non riconoscono il valore del danno prodotto e il suo costo per la collettività: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera per esempio 4,2 tollerate di CO2, il gas serra che è l’imputato numero uno per il caos climatico.

Da queste considerazioni deriva una tesi convincente: per evitare che la lotta allo spreco sia un atto giusto e meritevole, ma occasionalmente e sostanzialmente non influente, non ci si può limitare alla scoperta del senso di carità. E’ più utile indagare il danno inflitto a se stessi e agli altri, cioè all’ambiente, dalla rottura del legame con la natura, il luogo in cui lo spreco non esiste.

Una buona pratica, già adottata da alcune catene della grande distribuzione, è quella di vendere a prezzo scontato i prodotti prossimi alla scadenza.

Ma nei mercati di frutta e verdura si fa di più. Torino ne ospita uno dei più grandi in Europa, il mercato di Porta Palazzo, dove ogni giorno a fine mattinata è possibile “fare la spesa” senza pagare, approfittando di tutti quei generi alimentari destinati a essere buttati.

Dalla sua nascita Porta Palazzo ha sempre rappresentato il primo punto di contatto fra la città e i migranti: è qui che i nuovi arrivati hanno trovato qualcuno che parlasse la loro lingua o il loro dialetto, che vendesse i prodotti alimentari tipici delle loro regioni e che sapesse indicare luoghi di accoglienza in cui trovare rifugio. A partire dal XX secolo, il quartiere è stato il simbolo dell’immigrazione nella città di Torino e il mercato ha svolto la funzione di luogo di ritrovo per le persone che volevano ritrovare profumi e odori di “casa”, dove incontrare amici, scambiare battute, non sentirsi soli in una città sconosciuta. Nel secolo scorso l’arrivo di nuove popolazioni, generò nuove abitudini alimentari, e trasformarmò Torino in una delle più importanti realtà multietniche.

Oggi la popolazione che frequenta il mercato è fortemente eterogenea ma accomunata anche dal bisogno comune di trovare del cibo senza pagarlo.

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